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Cosa non conosciamo della biodiversità Alessandro Minelli Dipartimento di Biologia, Università di Padova Nel continuum di possibili livelli riconoscibili, all'interno della diversità biotica del nostro pianeta, è d'abitudine distinguere tre livelli principali: la diversità intraspecifica (genetica), la diversità a livello di specie e la diversità a livello di comunità. In molti contesti, tuttavia, la diversità a livello di specie è abitualmente utilizzata come il più semplice o più naturale livello di riferimento. Ciò risponde ad una tradizione linneana che ha le sue radici nelle tassonomie prescientifiche e, quindi, un significato (apparente, almeno) anche per i non addetti ai lavori. Non si può ignorare, però, la profonda crisi che sembra attraversare oggi la stessa nozione di specie, e non solo negli organismi a generazione uniparentale, per i quali ovviamente non si applica il concetto di specie biologica. A prescindere da questo problema concettuale, che ha però notevoli implicazioni metodologiche, occorre riconoscere che le attuali conoscenze sulla biodiversità, a scala planetaria, sono alquanto incomplete e, per alcuni aspetti, addirittura frammentarie. Per moltissime specie finora descritte, le uniche conoscenze disponibili sono costituite da una breve e spesso insoddisfacente descrizione morfologica, basata su pochissimi esemplari, o su un esemplare, senza alcun dato di natura ecologica, comportamentale, biochimica etc. Ciò che rende ancor più drammatica la situazione è l'estrema incertezza delle pur numerose stime fin qui condotte per determinare l'entità probabile della biodiversità esistente sul pianeta, a livello di specie: quante specie, in altri termini, restano ancora da descrivere? Secondo alcune stime, si potrebbe trattare di qualche milione di entità, secondo altre di un numero assai maggiore, forse 100 milioni di specie: un numero impressionante, a fronte dei quasi 2 milioni di specie che formano il nostro corrente inventario. Iniziative nazionali e internazionali stanno cercando di ridurre questo gap conoscitivo, ma il cammino è in salita, perché le risorse materiali e soprattutto umane a disposizione della ricerca tassonomica sono molto limitate. E l'estinzione, intanto, erode un patrimonio di diversità che non ha avuto nemmeno il tempo di essere inserito nei nostri inventari. |
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