| Pesci transgenici: quale futuro? | |||||||
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Marino Bortolussi e Francesco
Argenton Dipartimento di Biologia, Università di Padova |
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La pesca fornisce il 19% delle proteine animali per
l'alimentazione umana e dà lavoro a 200 milioni di persone nel mondo.
Il pescato totale mondiale è aumentato progressivamente fino ad assestarsi
intorno ai 90 milioni di tonnellate annue negli anni 90 (di cui i due terzi
per uso alimentare umano diretto). Malgrado forti pressioni socio-politiche
tendenti ad aumentare il pescato, questa quota rappresenta un limite
difficilmente sostenibile dato che quasi la metà degli stock ittici
selvatici risultano completamente sfruttati ed il 22% sono considerati
sovrasfruttati o esauriti. Al contrario, il settore dell'acquacoltura, la
cui produzione ammonta attualmente a circa 35 milioni di tonnellate annue,
è in rapida espansione, soprattutto nei paesi in via di sviluppo come
la Cina (la cui produzione rappresenta oltre il 60% di quella totale mondiale)
che puntano sulle risorse acquatiche per diversificare le fonti alimentari. Per quanto riguarda i pesci, l'espansione dell'acquacoltura ha comportato un notevole sviluppo di tecniche di manipolazione degli animali allevati per migliorare le rese produttive (induzione ormonale della riproduzione, inversione sessuale, produzione di stock monosessuali e di ibridi, poliploidizzazione ecc.). Inoltre, è attualmente allo studio la possibilità di applicare tecniche di trasferimento genico (transgenesi) a specie ittiche di interesse commerciale soprattutto ma non solo per accelerarne la crescita. Nella prospettiva di produrre pesci transgenici per uso alimentare umano, un'approccio auspicabile consiste nel trasferimento di sequenze genomiche appartenenti alla stessa specie (autotransgenesi) o comunque ad altre specie ittiche. Un'alternativa interessante consiste nell'inattivazione (knock out) di geni come ad esempio quello della miostatina, proteina che limita lo sviluppo della muscolatura. D'altra parte l'allevamento di pesci transgenici per uso commerciale solleva il problema di un loro potenziale impatto sulle popolazioni selvatiche conspecifiche e sugli ecosistemi acquatici. Per ovviare al rischio di contaminazione genetica di queste popolazioni, particolarmente nel caso di specie allevate in gabbie galleggianti o sommerse in mare aperto, si può ricorrere a misure di confinamento fisico, isolando i riproduttori in impianti a circuito chiuso, e di confinamento genetico, impiegando animali sterili, quali ad esempio gli ibridi intergenerici, per l'ingrasso. Se la tecnologia del trasferimento genico offrirà vantaggi produttivi reali in acquacoltura, e se gli eventuali rischi per la salute umana, l'impatto ecologico e la proprietà dei ceppi ittici modificati verranno superati, è molto probabile che i pesci transgenici arriveranno sulla nostra tavola in un futuro prossimo.
References |
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